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Le vie dell’ostilità - Violenza di genere, genere di violenza

Evento

Titolo:
Le vie dell’ostilità - Violenza di genere, genere di violenza
Quando:
23-10-2019, 09:30 h - 13:30 h
Dove:
Aula Tomassetti - Polo didattico di Coppito - Edificio Coppito 1 - Coppito, L'Aquila
Categoria:
Convegni

Descrizione

Interventi di:

  • Francesca Necci:  “ Conflitti interni e narcisismo”
  • Giuseppina Marruzzo: “Le vie dell'ostilità nella teoria horneyana: spunti per una riflessione sulla violenza di genere”.
  • Domenico Capogrossi:  “La sottomissione morbosa come ricerca di unità interiore”
  • Giuseppina Lalia : “La personalità arrogante-vendicativa”
  • Maria Teresa Maiorana: “Gli effetti dell’autoalienazione”

Francesca Necci:  “ Conflitti interni e narcisismo”
Dal concetto psicoanalitico di  conflitto, come base dell’attività psichica; con particolare rilievo alla teorizzazione del  conflitto tra le tendenze relazionali di potere, amore, solitudine, vero-sé e falso-sé  della Horney. Il nostro lavoro in qualità di psicoanalisti mira all’emersione dei conflitti interni e alla liberazione dell’aggressività rimossa e quindi ad un miglior utilizzo della stessa. In tal modo l’aggressività trova vie più sane per essere estrinsecata, il conflitto può diventare o forza di crescita o fonte di patologia: l’importanza del lavoro analitico sull’aggressività rimossa che, altrimenti, potrebbe prendere il sopravvento e sfociare in distruttività. Disamina dei vari  modelli psicoanalitici che individuano vari meccanismi di difesa, fondamentali per proteggere il sé dall’angoscia. Il problema dell’aggressività distruttiva è strettamente legato ad esperienze negative di misconoscimento o abuso da parte dell’altro, soprattutto nelle primissime fasi della vita. L’ambiente relazionale primario, connotato da declinazioni affettive ed  emotive investe il bambino nella totalità della sua esperienza e crea una sorta di imprinting relazionale che accompagnerà l’individuo nell’arco della sua esistenza. Crucialità del narcisismo, una lettura dei significati attraverso Kohut e Horney, concetto di frustrazione ottimale.Frustrazioni assolutamente necessarie alla crescita, che vadano a restituire al bambino un corretto esame di realtà all’interno del quale l’altro, nella libera espressione dei propri bisogni e delle proprie potenzialità, sia considerato e rispettato al pari di se stesso,  riducendo progressivamente prevaricazioni narcisistiche e dimensioni onnipotenti. Il rifugio nel narcisismo patologico, è nei soggetti più deboli e insicuri, un bisogno di celebrare e affermare sé stessi attraverso un’incessante necessità di un riconoscimento dall’esterno di questa unicità. Questi contributi sono peculiari dei modelli psicoanalitici, ma il tanto diffuso misconoscimento di temi così importanti, quali i processi psichici di sviluppo, ci fa sentire l’esigenza di una più ampia diffusione degli stessi.Parimenti importante sarebbe una adeguata riflessione sul portato culturale che nella nostra società tanto ha alimentato e alimenta il fenomeno della violenza di genere.

Giuseppina Marruzzo: “Le vie dell’ostilità nella teoria horneyana: spunti per una riflessione sulla violenza di genere”.
Questo contributo mira a focalizzare il fenomeno della violenza di genere in ambito psicoanalitico e interpersonale, proponendo l’ipotesi che esso abbia origine e si manifesti come espressione dell’ostilità che a livello intrapsichico e relazionale gioca come fattore predisponente e attivante dinamiche che trovano nella violenza di genere i picchi più estremi.
Nelle relazioni violente come quelle di genere, che si manifestano nello specifico nella relazione tra uomini e donne, si presuppone che l’ostilità si canalizzi da un lato verso l’esterno, dall’altro verso l’interno.
Ne sono il triste esempio gli atti violenti, distruttivi, umilianti, lesivi verso l’altro, quelli del carnefice, per intenderci, così come sono interpretabili l’estrema remissione, il senso di impotenza, l’accondiscendenza morbosa, gli ingiustificati sensi di colpa di cui più o meno segretamente si sentono preda le vittime così come le giustificazioni con cui, in molti casi, esse tentano a rimettere l’evento violento in una dimensione razionale.
L’originaria ostilità di base inconscia, che ha preso nei due soggetti le due vie, ha possibilità di emergere l’una attraverso la via esterna dell’atto (che si manifesta in violenza), l’altra attraverso la via interna del senso di colpa. Vi è in entrambi i casi un’alienazione del vero Sé, per cui da un lato si manifesterà esclusivamente un Sé ostile e violento, dall’altro un Sé impotente e remissivo, entrambi stretti in un legame di dipendenza morbosa.

Domenico Capogrossi:  “La sottomissione morbosa come ricerca di unità interiore”
Karen Horney, da sempre interessata al continuo interscambio tra intrapsichico ed interpersonale, nel 1950 parlava di sottomissione morbosa come soluzione estrema per l’individuo remissivo di ‘risolvere’ i propri conflitti interni.
La Psicoanalista è fermamente convinta che “la remissività non abbia nulla a che vedere con la femminilità, né l’arroganza con la mascolinità. Entrambi gli atteggiamenti sono dovuti a fenomeni squisitamente nevrotici” (Horney, 1950, pp. 236-237).
La risoluzione di rapporti del genere non può essere raggiunta soltanto mediante la protezione della vittima e l’allontanamento fisico dell’aggressore (atti comunque inizialmente indispensabili), vittima e aggressore appartengono allo stesso processo: la ricerca della propria unità interiore.
Secondo la Horney per la donna, o la persona remissiva che cade in un rapporto di sottomissione morbosa, la psicoanalisi rappresenta il mezzo migliore per sormontare le proprie difficoltà nevrotiche e conseguire in certa misura la libertà interiore.
Alcune immagini del film “Ti do i miei occhi” di Icìar Bollaìn aiuteranno il pubblico a comprendere meglio le tematiche trattate dagli interventi.

Giuseppina Lalia : “La personalità arrogante-vendicativa”
Se da un lato abbiamo persone (spesso donne)  che tentano di risolvere i propri conflitti interiori adottando una modalità remissiva, dall’altro c’è chi tenta di risolvere i propri conflitti interiori adottando una modalità dominante che tenta di prevaricare e sottomettere l’altro.
Ci  soffermeremo su un tipo frequente di personalità dominante, che Karen Horney definisce come arrogante-vendicativa poiché arroganza e vendicatività ne sono i tratti salienti. Lo scopo di questo excursus è quello di aumentare la comprensione delle dinamiche interne e relazionali che la personalità arrogante -vendicativa può intessere con il partner che di solito adotta una modalità remissiva. Questo tipo di relazione, nonostante l’intensità dei conflitti, tende a protrarsi nel tempo.
La personalità arrogante-vendicativa spesso va incontro ad accessi di ira che possono sfociare in violenza fisica oltre che psicologica nei confronti della vittima che può rimanere avviluppata nell’incastro di un rapporto pseudo-amoroso.
La tendenza della vittima a sottomettersi, il desiderio di essere d’aiuto, di comprendere l’altro può agire creando un circolo vizioso che rinsalda il legame violento.
L’uscita da questo legame richiede l’attivazione di una  rete di protezione e di tutela legale di cui la vittima ha assoluto diritto e necessità.  Ma non basta. È necessario che la vittima acquisisca consapevolezza rispetto ai meccanismi che l’hanno portata ad intessere, e a volte giustificare, dei rapporti intimi con un partner violento.
Tutto ciò al fine di poter ritrovare la parte più vera e vitale che vive in ognuno di noi che la Horney definisce come:
“[…] quella centrale, intima forza, comune a tutti gli esseri umani eppure unica in ciascuno, che è la profonda determinante dello sviluppo individuale” (1950, p.15).
Maria Teresa Maiorana: “Gli effetti dell’autoalienazione”
Introduzione e commento di brani scelti di Lev Tolstoj, “La Sonata a kreutzer” e di  Fedor Dostoevskij,“La mite”.

ALLEGATI


Sede

Luogo:
Aula Tomassetti - Polo didattico di Coppito - Edificio Coppito 1
Via:
Via Vetoio, 40
CAP:
67100
Citta`:
Coppito
Provincia:
L'Aquila
Nazione:
Italy

Ordine degli Psicologi della regione Abruzzo

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