Ordine degli Psicologi della regione Abruzzo

Sull’essenza dell’abitare: Intervista alla Dott.ssa Tiziana Sola



Dottoressa Sola, secondo la Bioecologia, lo sviluppo umano è il prodotto dell’interazione individuo- ambiente. L’attenzione, però, si concentra principalmente sull’individuo, a discapito dell’ambiente. Come ricalibrare questa attenzione?
Quando si evoca questa interazione, per ambiente si intende implicitamente l’ambiente “umano” ovvero l’interazione con gli altri, a cominciare dalle relazioni più significative in seno alla famiglia fino alle sue estensioni nel contesto scolastico, lavorativo, amicale e via dicendo. Ciò che si tende a trascurare è l’ambiente “non umano” per riprendere il titolo di un famoso testo di H. Searles, ovvero quello naturale, animale, e non di meno quello architettonico, in una parola il “dove” si svolge la vita di un individuo. Lo spazio naturale e architettonico hanno un’influenza fondamentale nella formazione della nostra identità e nella salvaguarda della salute psichica. Per ricalibrare questa attenzione, bisogna che si tenga conto di questo.
Dottoressa Sola, quali ritiene siano gli elementi utili per uno sviluppo integrato della persona tenendo sempre presente l’interazione con l’ambiente inteso nel senso più ampio del termine?
Lo sviluppo umano è il prodotto di una rete complessa di esperienze di natura soprattutto affettiva. Per essere breve, posso dire che il senso di integrazione e di continuità si costruisce a partire dai primi legami affettivi con le figure genitoriali, le cui capacità di entrare in risonanza con i bisogni del bambino assicurano i primi rudimenti della capacità del bambino di entrare, a sua volta, in risonanza col mondo che lo circonda, inteso, anche qui non solo in senso umano, ma anche in senso spaziale. Non va dimenticato infatti che la scoperta del mondo da parte del bambino avviene in un luogo specifico, soprattutto attraverso oggetti investiti affettivamente, su cui egli proietta un significato simbolico, come ci ha insegnato D. Winnicott. Di qui l’importanza dei processi di appropriazione e di familiarizzazione dello spazio vissuto, futuro riverbero della graduale costituzione dello spazio mentale.
Per il filosofo tedesco Martin Heidegger “costruire” ha come conseguenza “abitare” e l’ “abitare” è il tratto fondamentale della condizione umana, la sua essenza. Abitiamo perché costruiamo e viceversa. In che cosa consiste l’essenza dell’abitare?
Heidegger si interroga sulle due funzioni dell’abitare e del costruire, come aventi una radice etimologica comune: costruire significa originariamente abitare, ovvero edificare luoghi disponendo spazi atti ad abitare. Nel suo bel saggio Costruire, abitare, pensare, a me sembra che voglia sottolineare soprattutto il fatto che possiamo costruire solo se abbiamo la capacità di abitare, sottintendendo la necessità, da parte di chi si occupa del costruire, di tenere presente che l’essenza dell’abitare riguarda soprattutto un progetto esistenziale e non solo architettonico. Mi fermo qui, dal momento che questo è proprio il tema della giornata di studio del 7 luglio.
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