Ordine degli Psicologi della regione Abruzzo

Dai campi d'azione al metodo di intervento



Torna il prossimo 14 ottobre, per il terzo anno consecutivo, l’Open day promosso dall’Ordine degli psicologi d’Abruzzo. L’iniziativa si inserisce all’interno della Giornata Nazionale della Psicologia organizzata annualmente dal CNOP e nasce dall’idea e allo stesso tempo dall’esigenza di presentare e aprire la psicologia abruzzese non solo agli iscritti all’ordine ma anche al territorio ed alla comunità perché la professione possa riconoscersi ed essere riconosciuta. La manifestazione sarà dedicata alla presentazione dei campi di azione (Infanzia e Adolescenza, Deontologia, Declaratoria, Atti Tipici, Coterapie, Autismo, Disturbi dell’apprendimento, Neuropsicologia, Psicologia online, Outcomes in psicologia, La Fondazione, Progetto “non lasciamoli soli”) ed alla discussione dei metodi di intervento che hanno visto protagonisti gli psicologi abruzzesi nelle Commissioni, i Gruppi di lavoro ed i tavoli tecnici del Consiglio Nazionale dell’Ordine. Molte problematiche che gli individui si trovano ad affrontare oggi, derivano dai fallimenti della comunità e dei suoi sistemi di interazione e di servizio al cittadino. In quest’ottica l’Open day si configura come un momento di riflessione ma anche di apertura al territorio e alla potenziale utenza poiché esiste una forte interconnessione tra processi psicologici e sociali. L’Open day è un classico esempio di processo bottom- up, dal basso verso l’alto, voluto per comunicare e condividere obiettivi, valori, incrementare la partecipazione dell’utenza facendola sentire parte attiva e stimolandola a pensare creativamente attraverso l’intelligenza collettiva.

LA FILOSOFIA DELL’OPEN DAY COME PROGETTAZIONE DEL BENESSERE

Nel 1992, il Trattato di Maastricht ha introdotto il “Principio di sussidiarietà”, in base al quale i cittadini singoli e i gruppi possono partecipare in maniera attiva alle decisioni che riguardano la loro vita. A livello internazionale, la partecipazione della comunità e dei gruppi sociali già da diversi decenni è uno degli obiettivi prioritari dei programmi Agenda 21 (ONU) e Città sane (OMS). In Italia, invece, le esperienze di progettazione partecipata si sono via via diffuse e poi consolidate sulla scorta di normative nazionali come la Legge 285/97 e la Legge 328/00 che indirizzano soggetti sociali diversi come ASL e scuole, tanto per citarne qualcuno, a collaborare per affrontare specifiche problematiche dei territori di appartenenza. Questi step hanno consentito progressivamente il superamento del concetto della progettazione che parte dall’alto spesso incapace di restare al passo con i cambiamenti della realtà sociale. A livello sanitario, la progettazione partecipata è un elemento essenziale dell’empowerment della comunità la cui importanza strategica è stata posta in primo piano durante la settima Conferenza Internazionale di promozione della salute di Nairobi del 2009 ed è sostenuta a livello internazionale, dall’International Union for Health Promotion and Education (IUPHE). L’empowerment è un processo dell’azione sociale attraverso il quale persone, organizzazioni e comunità acquisiscono competenza sulle proprie vite per cambiare il proprio ambiente sociale e politico per migliorare l’equità e la qualità di vita (WHO, 2006) avendo conoscenze, risorse e potenziale organizzativo e di leadership per realizzare dei cambiamenti costruttivi. Va di pari passo con la partecipazione. Il verbo “partecipare” significa sia “prendere parte” ad un processo, sia “essere parte” di un organismo, di un gruppo, di una comunità. La progettazione partecipata in ambito sociale prevede pertanto la collaborazione dei vari attori di una comunità coinvolti nell’ideazione o nella realizzazione comune di un progetto con conseguenti ricadute positive sui partecipanti e sul loro gruppo di appartenenza. La “partecipazione” accompagna una vasta tipologia di interventi, compresi quelli per la salute dei cittadini e contrasta, con la sua modalità, la tendenza all'isolamento delle realtà urbane orientandole al vivere comune. Questa metodologia permette di tenere conto della pluralità di interessi in un territorio superando il mero assistenzialismo tipico della progettazione top-down che cala soluzioni dall’alto ed accrescendo la responsabilità dei cittadini. Nella progettazione partecipata e più in generale nei processi bottom- up, oltre ai promotori, sono infatti coinvolti i destinatari dell’intervento. Il fine non è quindi solamente quello di affrontare efficacemente un problema, ma costruire competenze che rendano i partecipanti più capaci di affrontare insieme le sfide future. L’individuo, attraverso la partecipazione e l’impegno all ́interno della propria comunità, acquisisce la percezione di poter controllare e influenzare il fluire degli eventi.

LA FILOSOFIA DELL’OPEN DAY COME PROMOZIONE DEL BENESSERE

Secondo l’OMS, la promozione della salute contribuisce a creare ambienti favorevoli, rafforzando l’azione della comunità (Carta di Ottawa, 1986) e si configura come un processo socio-politico globale che investe non soltanto le azioni finalizzate al rafforzamento delle capacità e delle competenze degli individui ma anche quelle volte a modificare condizioni sociali, ambientali ed economiche in modo da mitigare l’impatto che hanno sulla salute del singolo e della collettività. Tra i campi di azione individuati per sviluppare strategie idonee, ci sono le politiche pubbliche mirate alla promozione della salute (Build healty public policy) ma anche e soprattutto il rafforzamento dei processi di partecipazione dei cittadini alla formulazione, implementazione e valutazione di politiche che influiscono sulla promozione della salute (Strengthen community action). Va appunto in questa direzione l’Open day promosso dall’Ordine regionale d’Abruzzo degli psicologi.
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