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Il valore del tempo libero

Il valore del tempo libero

Il valore psicologico del tempo libero e della noia nella società del “tutto e subito” Quando annoiarsi fa bene

La sveglia suona prima delle otto come ogni mattina. La scuola è finita da qualche giorno, la routine in casa è però sempre la stessa. “Svegliati, dobbiamo andare a lavoro, siamo in ritardo”. Parole gridate, urlate, perché dolcezza, ragionevolezza e toni pacati non sembrano efficaci quando si hanno i minuti contati ed i figli sembrano non capire. Vacanze? Per molti bambini sono un miraggio. Nelle prossime settimane non avranno compiti da svolgere il pomeriggio, fatta eccezione per il temuto quanto odiato “libro delle vacanze” che per molti, nonostante i rimbrotti della mamma, resterà chiuso sulla scrivania fino ai primi giorni di settembre, prima della “maratona di dieci pagine al giorno per finirlo”. La loro quotidianità sarà comunque scandita da orari ed impegni che faranno rimpiangere la settimana scolastica. Centro ricreativo al mattino, oratorio, poi attività sportiva perché lo sport fa bene, merenda con qualche amico, di corsa al supermercato perché il frigo è vuoto e c’è la cena da preparare e poi una miriade di altri impegni per riempire le giornate dei propri figli e in qualche caso anche delle baby sitter o dei nonni che dovranno accompagnarli da una parte all’altra della città. Per tanti genitori che lavorano, la chiusura delle scuole rappresenta un serio problema logistico oltre che organizzativo. E per chi non lavora, i verbi “organizzare” e “riempire” sembrano comunque gli unici del vocabolario, quasi un imperativo categorico. Conciliare orari, ferie e la routine domestica, insomma tutto, non è semplice. Riempire però le giornate dei propri figli, organizzarle con orari ed impegni serrati da far impallidire il general manager di una grande multinazionale è giusto? A chiederselo e a chiederlo alle famiglie sono soprattutto gli operatori nel campo della salute. Secondo una fonte autorevole come l’American Academy of Pediatrics, i figli di oggi hanno meno tempo libero rispetto alle generazioni precedenti. I genitori li caricano di impegni come sport, musica, danza, lezioni private e altro, non solo nella stagione invernale, ma anche e soprattutto in quella delle tanto agognate vacanze. Poi, se proprio non si riesce a fare tutto, mentre si prepara la cena o si stira il bucato, c’è una grande “amica” sempre a disposizione. Che comodità lasciarli più del necessario e purtroppo senza controllo davanti alla televisione! Secondo la AAP, meno tempo libero può privare i bambini dei benefici cognitivi, fisici, sociali ed emotivi che il gioco può dar loro. E perché no, anche la noia è importante: annoiarsi fa bene. “La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani” scriveva Giacomo Leopardi nello Zibaldone (LXVII), “Il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena né, per dir così dalla terra intera, considerare l’ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell’animo proprio” affermava ancora il poeta di Recanati. “Poco propriamente si dice che la noia è mal comune. Comune è l’essere disoccupato, o sfaccendato, per dir meglio; non annoiato. La noia non è se non di quelli in cui lo spirito è qualche cosa” diceva invece Alberto Moravia nel romanzo La noia. Annoiarsi ogni tanto è positivo in quanto risveglia e incentiva la fantasia, la creatività, come confermano anche la Società Britannica di Psicologia, i ricercatori dell'University of East Anglia e quelli dell’Università irlandese di Limerick che hanno condotto degli studi in merito. La noia occasionale e passeggera aumenta la capacità di fantasticare e quindi di aguzzare l’ingegno.
Quanti bambini oggi hanno il tempo di chiedersi “E ora che faccio?”. Lasciare che qualche volta si annoino li porta a trovare risposte alla “frustrazione quotidiana” aumentando anche i comportamenti prosociali in quanto se le azioni mancano di significato, ci si sente motivati a scegliere comportamenti significativi. La noia quindi può paradossalmente essere motivante. A volte bisogna avere del tempo veramente libero, vuoto, senza occupare ogni singolo minuto. Estate, quindi, come tempo di noia e di ozio, magari quello dei Romani che non avevano di certo il nostro stesso concetto. Per loro era un momento privilegiato, lontano dalle preoccupazioni della vita quotidiana e rivolto ad altri bisogni, a cominciare da quelli della mente.
Insomma perché non ripensare l’estate come “slow”, in cui il “fast” di buona parte dell’anno non sia che un ricordo? Le vacanze possono, anzi dovrebbero diventare un periodo in cui riscoprire la “vita buona” non sbilanciata vistosamente dalla parte degli impegni che siano scolastici o lavorativi. L’otium per i Romani rappresentava uno stile di vita elevato, l’opposto della ricerca del negotium dei tempi attuali. I cittadini dei ceti sociali più elevati aspiravano ad un modello di esistenza che conciliasse le buone letture, le meditazioni filosofiche, la passione per l’arte e per l’esercizio fisico insieme alla vita sociale. Così Cicerone e Sallustio coltivano l’otium intellettuale, per Orazio è la via che conduce alla felicità, per Seneca diventa un vero e proprio ideale, l’unico che l’intellettuale possa perseguire. Molti secoli dopo, Petrarca e ancora Bertrand Russel rifletteranno sull’otium la cui concezione e connotazione sono radicalmente cambiate nel tempo. Nel "secolo breve" a voler citare Eric Hobsbawm, in cui “fast" e “slow” sono antitetici, l’otium si è trasformato in ozio non più inteso come ricerca di sé semmai come perdita di sé. Lo psicologo Abraham Maslow elenca cinque bisogni fondamentali: primari o fisiologici, di sicurezza, di appartenenza, di stima e di autorealizzazione.
Essi sono connaturati in ognuno e percepiti secondo una scala di urgenza. I bisogni psicologici e intellettivi diventano coscienti solo quando vengono soddisfatti quelli fisiologici. La società attuale sembra però aver ampliato a dismisura i bisogni fisiologici e di sicurezza quasi al punto di soffocare l'emersione dei bisogni superiori. Imparare a recuperarli diventa fondamentale, a qualsiasi età. E durante le vacanze, occhio anche ai social. Ogni momento va vissuto pienamente. Bisogna concentrarsi sul vivere il momento piuttosto che sul post che se ne potrebbe ricavare, sul Tweet perfetto o sulla foto perfetta per Snapchat, Instagram o Facebook.
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