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Quando l'originale è un falso: i ricordi sono affidabili?

Quando l'originale è un falso: i ricordi sono affidabili?

Si è concluso da pochi giorni il Festival della Scienza (Focus Live) organizzato dalla rivista Focus presso il Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano nei giorni 8-9-10-11 novembre. Il prof. Nicola Mammarella, è stato invitato a portare un contributo dal titolo Memoria: quando l'originale è un falso: Le memorie sono inaffidabili?

Il Prof. Mammarella ha ribadito come il nostro sistema cognitivo non sia infallibile, ma può commettere errori. La ricerca psicologica ha messo in luce da anni come sia abbastanza facile cadere nell’errore soprattutto quando cerchiamo di ricordare un evento che ci è accaduto. Questo perché la nostra memoria non è un magazzino passivo, ma un processo attivo e dinamico in continuo cambiamento. Il ricordo viene dunque riproposto non come un’immagine esatta ed accurata di ciò che ci è accaduto ma viene ricostruito in modo da ricreare un’esperienza vissuta. I falsi ricordi rappresentano un caso imperfetto di ricostruzione. E’ essenziale però distinguere un falso ricordo dall’idea della fallibilità più comune e quotidiana che la memoria può mostrare. Infatti, se possiamo fare degli errori di memoria ogni tanto (per esempio, credo di aver messo le chiavi di casa in cucina, ma poi sono in salotto), i falsi ricordi sono speciali in quanto rappresentano un ricordo chiaro e ben definito di qualcosa che, in realtà, non ci è mai accaduto. I fattori che possono influenzare la formazione dei falsi ricordi sono molteplici e possono agire sia nella fase di codifica sia nel momento del recupero dell’evento. Tra questi, i fattori emotivi giocano un ruolo importante. Quando, ad esempio, proviamo a ricordare dei particolari di un evento carico emotivamente (una discussione in famiglia, un incidente, un furto, un’emergenza medica), ci rendiamo conto che le emozioni prendono il sopravvento. Spesso le forti emozioni rendono un evento più memorabile, ma possono anche portare a dei ricordi collegati ad esso che sono falsi. Più in dettaglio la ricerca in psicologia della memoria ha individuato due meccanismi che, se all’opera, possono indurci in falsi ricordi. Uno è il livello di attivazione semantica. In fase di codifica di un evento, l’attivazione della memoria semantica può avvenire anche per dettagli non presenti nella scena ma associati semanticamente all’evento (es. vedo cane e penso anche a gatto). Questo rende “gatto” uno stimolo familiare che può essere riattivato nella fase del ricordo. Il secondo è l’errata attribuzione della fonte o origine dei nostri ricordi. A tutti può capitare di mescolare i dettagli di una storia con i dettagli di un’altra. Per esempio quando raccontiamo ad un amico/a la nostra vacanza e erroneamente introduciamo un avvenimento che però appartiene ad un’altra vacanza fatta anni prima. Questo è un esempio di come l’errata attribuzione della fonte può portare alla combinazione di elementi di eventi diversi e formare un falso ricordo. Per la maggior parte dei casi, i falsi ricordi non hanno conseguenze gravi (le chiavi che pensiamo in cucina, poi sono in salotto). In altri, possono avere conseguenze serie. Viene citato sempre il caso delle false condanne che può emergere da un errata attribuzione della colpa ad un individuo solo perché il suo viso ha qualcosa di familiare con quello del colpevole reale. Molto più preoccupanti invece sono gli eventi di cronaca in cui dei bambini vengono dimenticati in macchina. Cosa hanno a che fare questi eventi con i falsi ricordi? In pratica, le persone si formano un falso ricordo di aver lasciato veramente il figlio/la figlia all’asilo nido, portando a dimenticare che invece si trova ancora in macchina. Quando facciamo delle azioni routinarie ogni giorno, ricordiamo di averle fatte anche se non le abbiamo fatte. In molti di questi casi, i genitori sono persone attente e responsabili ma risultano essere troppo impegnate e facilmente distraibili. La nostra memoria, infatti, segue delle priorità, delle incombenze e lascia in secondo piano azioni routinarie che diventano automatiche. Ansia e stress poi contribuiscono ad offuscare i ricordi.

Lo studio dei falsi ricordi è dunque un campo di indagine molto importante all’interno dei diversi ambiti della psicologia, da quello cognitivo a quello giuridico, da quello sociale a quello evolutivo senza perdere di vista la rilevanza che ha per tutti in termini di costruzione della nostra memoria autobiografica e dunque dell’identità personale. Sicuramente continuerà ad essere oggetto di molte discussioni proprio per l’impatto che questo tipo di ricordi riveste in diversi ambiti della quotidianità.

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