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Urla sessiste ed insulti contro il capitano della Sea wacht

Urla sessiste ed insulti contro il capitano della Sea wacht

L’intervento del Presidente dell’Ordine degli Psicologi d’Abruzzo, Dott. Tancredi Di Iullo.

“Non c’è nulla di più nobile che riuscire a catturare l’attenzione delle persone con la parola, indirizzarne le opinioni, distoglierle da ciò che è sbagliato e condurle verso ciò che apprezziamo. Questa è l’unica dote che ha sempre ottenuto riconoscimenti e valore presso tutti i popoli liberi e soprattutto negli stati governati in pace ed in equilibrio

Cicerone

Così scriveva nel trattato De oratore (I, 30-32), Marco Tullio Cicerone, morto nel 43 a.C. . Un passo che fa riflettere dopo gli insulti sessisti proferiti nei confronti di Carola Rackete, capitano della Sea wacht. Dopo 17 giorni in mare, è attraccata al molo commerciale di Lampedusa senza autorizzazione preventiva, invocando lo stato di necessità. Per questa scelta è stata insultata pesantemente e in modo volgare e sessista da persone li convenute.

Senza entrare nel merito delle questioni e degli equilibri politici nazionali ed internazionali che riguardano il caso migranti e sbarchi, come Presidente dell’Ordine regionale degli Psicologi d’Abruzzo ritengo più che doveroso dal punto di vista morale e umano, oltre che professionale, un invito alla riflessione. Indigna un uso così distorto della parola come quello che è stato fatto. Purtroppo l’episodio di Lampedusa è solo l’ultimo in ordine di tempo di tanti fatti di cronaca simili, a cominciare dai cori razzisti negli stadi.

Cicerone, nel passo già citato del suo trattato sull’oratoria, rimarca che l’uomo si distingue dalle bestie soprattutto perché sa conversare ed esprimere con la parola i suoi pensieri.

Eppure sempre più spesso la parola diventa uno strumento che non costruisce, piuttosto mina e distrugge le basi della convivenza civile, del rispetto, e di quell’insieme di valori che sempre meno sembrano appartenere al DNA delle persone.

Le parole hanno un potere incredibile. Lo sanno bene i poeti, gli scrittori e nell’antichità retori ed oratori che dell’arte di persuadere hanno fatto un vanto. Le parole possono quindi celebrare o distruggere e ferire se il contraddittorio non è più positivo e costruttivo.
La violenza verbale non lascia segni sul corpo, è però altrettanto crudele ed inaccettabile.

E se il molo di un’isola del Mediterraneo diventa la cassa di risonanza di insulti urlati con rabbia che feriscono più di un’arma, a preoccupare deve essere anche il probabile effetto onda, l’emulazione. Rieducare al valore della parola, del gesto, del rispetto: questa è una delle missioni a cui noi psicologi e più in generale la società tutta, siamo chiamati. Oggi più che mai.

Il presidente
Dott. Tancredi Di Iullo

Ordine degli Psicologi della regione Abruzzo

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