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I nuovi LEA: Intervista al Dott. Paolo Manfreda



Si parlerà dei LEA (Livelli essenziali di assistenza) in Psicologia venerdì 16 (ore 8,30, Villa Livia - Termoli) nel corso del convegno interregionale "L'essere umano come sistema complesso" organizzato dagli Ordini degli Psicologi di Abruzzo, Molise e Puglia con il Consiglio nazionale dell'Ordine. Sulle prospettive per la professione interviene il dottor Paolo Manfreda, psicologo, psicoterapeuta, profondo conoscitore dei LEA e della loro declinazione nei servizi sanitari. Attualmente è responsabile dell'Unità Operativa Semplice a valenza Dipartimentale Asl 1 Abruzzo – Avezzano Sulmona L'Aquila, ricopre l'incarico di Consigliere dell'Ordine degli Psicologi della Regione Abruzzo ed è Presidente della Fondazione dell'Ordine degli Psicologi Onlus Abruzzo.


I nuovi LEA pubblicati sulla Gazzetta ufficiale introducono una grande novità per quanto riguarda l'attenzione agli aspetti e bisogni psicologici. Qual è il suo giudizio in merito?
La grande novità dei Nuovi LEA del dPCM del 12 gennaio 2017, è aver finalmente posto l'accento sull'importanza dell'intervento psicologico nell'ambito della Psicologia della salute bene enucleata nella macroarea della Prevenzione collettiva e sanità pubblica.
Nel capitolo sulla "Tutela della salute e della sicurezza degli ambienti aperti e confinati", le linee di attività psicologiche si espletano nella "Promozione della sicurezza stradale (Psicologia viaria) e nella gestione dellae emergenze da fenomeni naturali o provocati (Psicologia dell'emergenza);
Nel capitolo sulla "Sorveglianza e tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro" si espletano nella "Prevenzione delle malattie lavoro correlate e promozione degli stili di vita sani (Psicologia del lavoro);
Nel capitolo sulla "Sorveglianza delle malattie croniche, inclusi la promozione di stili di vita sani ed i programmi organizzati di screening, sorveglianza e prevenzione nutrizionali" troviamo la partecipazione psicologica alla cooperazione dei sistemi sanitari con altre Istituzioni, al Programma nazionale "Guadagnare salute" e nella "Prevenzione delle malattie croniche epidemiologicamente più rilevanti, attraverso la promozione di comportamenti favorevoli alla salute, secondo priorità ed indicazioni concordate a livello nazionale (Psicologia della salute); nella prevenzione e contrasto del tabagismo, del consumo a rischio di alcol (Psicologia delle dipendenze); nella Promozione dell'attività fisica e tutela sanitaria dell'attività fisica (Psicologia dello sport); nella Promozione di una sana alimentazione per favorire stili di vita salutari e Prevenzione delle dipendenze (Psicologia della salute e delle dipendenze).
Queste linee di attività di prevenzione psicologica trovano la loro piena operatività  nel Presidio Territoriale di Assistenza (PTA), nelle Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) o Unità Territoriali di Assistenza Primaria (UTAP) che sono  di norma  il luogo di primo contatto  psicologico  all'interno del  Servizio  Sanitario.
Il rafforzamento del comparto delle Cure Primarie è stato fortemente enfatizzato anche dalla L. 189/2012 1 (Legge Balduzzi) che prevede, oltre al ruolo unico per i medici di medicina generale, la riorganizzazione dell'assistenza territoriale, da parte delle Regioni, secondo modalità operative monoprofessionali denominate aggregazioni funzionali territoriali (AFT) e forme organizzative multiprofessionali denominate unità complesse di cure primarie (UCCP) che erogano prestazioni assistenziali tramite il coordinamento e l'integrazione dei medici, delle altre professionalità convenzionate con il SSN, degli infermieri, delle ostetriche, dei tecniche della riabilitazione, della prevenzione e del sociale a rilevanza sanitaria e quindi, ora, con i nuovi LEA anche degli psicologi. Le aggregazioni funzionali territoriali (AFT) e le unità complesse di cure primarie (UCCP) erogano l'assistenza primaria attraverso personale convenzionato con il SSN. Le Regioni possono, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, prevedere la presenza, nelle medesime strutture, sulla base della convenzione nazionale, anche di personale dipendente del SSN in posizione di comando ove il soggetto pubblico, incaricato dell'assistenza territoriale, sia diverso dalla struttura di appartenenza.
La legge Balduzzi rinnova, quindi, il tema del rafforzamento delle Cure Primarie, in una fase storica in cui le sperimentazioni di forme di integrazione ospedale‐territorio, nella duplice tipologia strutturale o processuale, è in progressivo aumento e possono costituire nuovi ambiti organizzativi dove altre professionalità sanitarie possono operare.
Il Distretto Sanitario di Base, quindi, fornisce un accesso diretto ed illimitato ai suoi utenti, si occupa  della salute e del benessere della persona in senso globale, indipendentemente da età, sesso, nazionalità, cultura e ogni altra caratteristica. Necessita pertanto: una sostanziale integrazione socio-sanitaria tra istituzioni diverse (Asl/Comune), una integrazione tra competenze e professionalità diverse, una integrazione multidisciplinare, anche di servizi diversi  per favorire la globalità e qualità delle cure.
Lo spazio della psicologia si gioca allora sul tema della qualità percepita da parte dei cittadini, sulla possibilità di una cura multidimensionale e sulla promozione della salute.
Il distretto, quale punto di riferimento per  l'utenza del territorio, dovrebbe  ora, attraverso l'implementazione dei LEA psicologici, garantire una risposta   ad una pluralità di bisogni psicologici, soprattutto nell'ambito della promozione della salute.
I nuovi LEA rappresentano uno strumento utile per individuare e definire anche i bisogni di salute connessi all'attuale condizione dell'Italia tra cui le tutele delle cosiddette utenze fragili (minori, anziani, disabili), la prevenzione e la gestione del disagio psicosociale per garantire interventi coretti. I LEA, oltre a ripensare l organizzazione dell'intero "sistema salute", valorizzano lo psicologo come professionista sanitario?
I bisogni che emergono prepotenti nella popolazione, per quanto riguarda sia la psicologia della salute che la psicopatologia, si collocano prioritariamente in queste aree:
  1. Area del disagio adolescenziale.
    L'adolescenza è divenuta un'età a grave rischio psicopatologico sia a causa di mutamenti sociali che culturali. La famiglia non è più un'istituzione solida e di riferimento affettivo ed emotivo e l'età adolescenziale esprime più di tutte un disagio che poi sfocia in una concreta sintomatologia psicopatologica. In questa fascia di età le problematiche specifiche che si stanno evidenziando sono i disturbi dell'alimentazione, quali l'anoressia e la bulimia, che sono divenuti un problema di rilevanza sociale poiché minacciano la salute e in alcuni casi la vita, di circa il 10% delle femmine di età superiore ai 13 anni; gli attacchi di panico, disturbi che seguono ad una alterata relazione con le figure di attaccamento genitoriale; i comportamenti autolesivi e l'Alexitimia, tipica di tutta la psicosomatica adolescenziale.
  2. Area Familiare.
    Strettamente legata al disagio adolescenziale la famiglia rappresenta il nucleo di base per l'insorgenza di patologie in ambito psicologico. In primo piano risalta sicuramente il problema delle maternità indesiderate, fenomeno rilevante e causa di disturbi della relazione madre-bambino che sono alla base di gravi patologie psichiatriche dei figli in età pre- e post- adolescenziale. La prevenzione della depressione post-partum, che slatentizza disturbi di personalità che possono evolvere in episodi anche violenti di tragica attualità.
  3. Area delle dipendenze.
    Le dipendenze patologiche  rappresentano una grave emergenza sanitaria e sociale e gli strumenti di cui dispongono le strutture pubbliche sono drammaticamente insufficienti per fronteggiarla. Se di difficile attuazione la predisposizione di Comunità Terapeutiche e Case protette pubbliche, che pure dovrebbero essere previste, è assolutamente indispensabile offrire, nei servizi territoriali, l'assistenza psicologica a soggetti con patologie dipendenti da uso di sostanze e/o comportamenti compulsivi, questi ultimi divenuti una drammatica realtà nella fascia adolescenziale e del giovane adulto.
  4. Area della riabilitazione psicologica nella salute mentale.
    Intervento sul giovane adulto a rischio borderline. Si evidenzia la necessità di prevedere un osservatorio psicologico che si occupi di monitorare e di intervenire sul disagio che causa dolore e si manifesta come sofferenza nelle relazioni e nei comportamenti di giovani adulti, a rischio borderline.
  5. Area della Psicologia Ospedaliera.
    L'ambito della psicologia ospedaliera deve occuparsi di tutti quegli interventi inerenti l'attività dello psicologo ai diversi livelli: sul paziente, sulla famiglia, sugli operatori. Gli interventi  necessari in psicocardiologia, viste e acclarate le profonde connessioni tra emozioni e sistema cardiovascolare. Sempre maggiori evidenze suggeriscono che gli stati emozionali cronici come stress, ansia, ostilità e depressione hanno una profonda influenza sulle patologie cardiovascolari. I fattori di rischio psicologici sono quindi importanti tanto quanto obesità, fumo e ipertensione. Non meno importante la psiconcologia in considerazione del costante aumento dell'incidenza di questa patologia nella popolazione, adulta e pediatrica. Lo Psicologo, in ambito psiconcologico garantisce i Livelli Essenziali di Assistenza relativi alle problematiche del paziente cronico, grave, trapiantato e terminale. Di emergente attualità è l'assistenza psicologica al malato terminale per l'accompagnamento alla morte, l'assistenza al caregiver e per mantenere viva la dignità della persona. Intendo solo accennare agli interventi psicologici in numerosissimi reparti ospedalieri quali: Pediatria (abusi sessuali e psicosomatica), Chirurgia pediatrica (bambini sottoposti a gravi interventi), Ematologia pediatrica, Endocrinologia (diabetici e disturbi alimentari), Pronto Soccorso (accoglienza della domanda e funzioni di filtro per richieste improprie) e 118 (per il trattamento del trauma in emergenza), l'intero ambito della Neuropsicologia o studio delle attività mentali e comportamentali (memoria, funzioni cognitive, disturbi del sonno), per pazienti colpiti da ictus.
La professionalità psicologica si  propone come un intervento trasversale nelle Aziende Sanitarie coinvolgendo,  sia in ambito territoriale che ospedaliero, settori strategici afferenti alla clinica, alla formazione e allo sviluppo di processi organizzativi.
La Psicologia infatti contribuisce in maniera rilevante al raggiungimento degli obiettivi di salute psico-fisica  attraverso l'erogazione diretta di interventi di prevenzione e prestazioni diagnostiche, psicoterapiche e riabilitative, ai sensi degli art.1 e 3 della legge n°56 del 18.02.1989. Non secondario il suo ruolo nell'incentivazione delle qualità umanizzanti dell'assistenza sanitaria e nel cambiamento degli stili di vita. Non a caso, finalmente, la maggior parte delle prestazioni psicologiche sono inserite nei nuovi LEA, che Stato e Regioni dovranno garantire a tutti i cittadini.
La valorizzazione delle competenze psicologiche all'interno del sistema sanità è quindi non solo opportuna ma necessaria.
Quali sono le prossime sfide che riguardano la professione di Psicologi?
Per il raggiungimento degli obiettivi individuati e l'adeguata implementazione dei LEA psicologici, è necessaria una diversa organizzazione delle attività psicologiche con conseguente valorizzazione delle risorse umane disponibili, che richiedono, pur nel rispetto dell'interdisciplinarietà degli interventi, una gestione professionale accurata.
Lo strumento operativo individuato nelle Linee Guida della Regione Abruzzo per la redazione degli Atti Aziendali risulta essere l'Unità Operativa di Psicologia Aziendale che consente di determinare:
  • La programmazione delle attività e dei progetti all'interno dei servizi che necessitano di prestazioni psicologiche e psicoterapiche;
  • La verifica dell'efficienza ed efficacia del lavoro svolto con attività di controllo ed una significativa conseguente diminuzione del trend dei ricoveri ospedalieri;
  • L'utilizzo di metodologie di trattamento psicoterapico scientificamente riconosciute come efficaci nel trattamento del disagio psichico, con conseguente contenimento della spesa farmaceutica e riduzione delle degenze ospedaliere;
  • L'ottimale coordinamento tecnico-scientifico delle attività svolte dagli psicologi all'interno delle Aziende Sanitarie Locali;
  • Una funzionale ed ottimale distribuzione del personale all'interno delle realtà territoriali e di quelle ospedaliere secondo bisogni individuati e criteri di razionalità;
  • La programmazione e l'attuazione di iniziative di formazione professionale mirata e la verifica costante dei risultati sull'efficacia degli interventi effettuati.

1 Renato Balduzzi, G.U., supplemento ordinario n. 201/L, del 10/11/2012 la Legge 8 Novembre 2012 n. 189.