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I nuovi LEA: Intervista al Dott. Paolo Manfreda



I nuovi LEA rappresentano uno strumento utile per individuare e definire anche i bisogni di salute connessi all'attuale condizione dell'Italia tra cui le tutele delle cosiddette utenze fragili (minori, anziani, disabili), la prevenzione e la gestione del disagio psicosociale per garantire interventi coretti. I LEA, oltre a ripensare l organizzazione dell'intero "sistema salute", valorizzano lo psicologo come professionista sanitario?
I bisogni che emergono prepotenti nella popolazione, per quanto riguarda sia la psicologia della salute che la psicopatologia, si collocano prioritariamente in queste aree:
  1. Area del disagio adolescenziale.
    L'adolescenza è divenuta un'età a grave rischio psicopatologico sia a causa di mutamenti sociali che culturali. La famiglia non è più un'istituzione solida e di riferimento affettivo ed emotivo e l'età adolescenziale esprime più di tutte un disagio che poi sfocia in una concreta sintomatologia psicopatologica. In questa fascia di età le problematiche specifiche che si stanno evidenziando sono i disturbi dell'alimentazione, quali l'anoressia e la bulimia, che sono divenuti un problema di rilevanza sociale poiché minacciano la salute e in alcuni casi la vita, di circa il 10% delle femmine di età superiore ai 13 anni; gli attacchi di panico, disturbi che seguono ad una alterata relazione con le figure di attaccamento genitoriale; i comportamenti autolesivi e l'Alexitimia, tipica di tutta la psicosomatica adolescenziale.
  2. Area Familiare.
    Strettamente legata al disagio adolescenziale la famiglia rappresenta il nucleo di base per l'insorgenza di patologie in ambito psicologico. In primo piano risalta sicuramente il problema delle maternità indesiderate, fenomeno rilevante e causa di disturbi della relazione madre-bambino che sono alla base di gravi patologie psichiatriche dei figli in età pre- e post- adolescenziale. La prevenzione della depressione post-partum, che slatentizza disturbi di personalità che possono evolvere in episodi anche violenti di tragica attualità.
  3. Area delle dipendenze.
    Le dipendenze patologiche  rappresentano una grave emergenza sanitaria e sociale e gli strumenti di cui dispongono le strutture pubbliche sono drammaticamente insufficienti per fronteggiarla. Se di difficile attuazione la predisposizione di Comunità Terapeutiche e Case protette pubbliche, che pure dovrebbero essere previste, è assolutamente indispensabile offrire, nei servizi territoriali, l'assistenza psicologica a soggetti con patologie dipendenti da uso di sostanze e/o comportamenti compulsivi, questi ultimi divenuti una drammatica realtà nella fascia adolescenziale e del giovane adulto.
  4. Area della riabilitazione psicologica nella salute mentale.
    Intervento sul giovane adulto a rischio borderline. Si evidenzia la necessità di prevedere un osservatorio psicologico che si occupi di monitorare e di intervenire sul disagio che causa dolore e si manifesta come sofferenza nelle relazioni e nei comportamenti di giovani adulti, a rischio borderline.
  5. Area della Psicologia Ospedaliera.
    L'ambito della psicologia ospedaliera deve occuparsi di tutti quegli interventi inerenti l'attività dello psicologo ai diversi livelli: sul paziente, sulla famiglia, sugli operatori. Gli interventi  necessari in psicocardiologia, viste e acclarate le profonde connessioni tra emozioni e sistema cardiovascolare. Sempre maggiori evidenze suggeriscono che gli stati emozionali cronici come stress, ansia, ostilità e depressione hanno una profonda influenza sulle patologie cardiovascolari. I fattori di rischio psicologici sono quindi importanti tanto quanto obesità, fumo e ipertensione. Non meno importante la psiconcologia in considerazione del costante aumento dell'incidenza di questa patologia nella popolazione, adulta e pediatrica. Lo Psicologo, in ambito psiconcologico garantisce i Livelli Essenziali di Assistenza relativi alle problematiche del paziente cronico, grave, trapiantato e terminale. Di emergente attualità è l'assistenza psicologica al malato terminale per l'accompagnamento alla morte, l'assistenza al caregiver e per mantenere viva la dignità della persona. Intendo solo accennare agli interventi psicologici in numerosissimi reparti ospedalieri quali: Pediatria (abusi sessuali e psicosomatica), Chirurgia pediatrica (bambini sottoposti a gravi interventi), Ematologia pediatrica, Endocrinologia (diabetici e disturbi alimentari), Pronto Soccorso (accoglienza della domanda e funzioni di filtro per richieste improprie) e 118 (per il trattamento del trauma in emergenza), l'intero ambito della Neuropsicologia o studio delle attività mentali e comportamentali (memoria, funzioni cognitive, disturbi del sonno), per pazienti colpiti da ictus.
La professionalità psicologica si  propone come un intervento trasversale nelle Aziende Sanitarie coinvolgendo,  sia in ambito territoriale che ospedaliero, settori strategici afferenti alla clinica, alla formazione e allo sviluppo di processi organizzativi.
La Psicologia infatti contribuisce in maniera rilevante al raggiungimento degli obiettivi di salute psico-fisica  attraverso l'erogazione diretta di interventi di prevenzione e prestazioni diagnostiche, psicoterapiche e riabilitative, ai sensi degli art.1 e 3 della legge n°56 del 18.02.1989. Non secondario il suo ruolo nell'incentivazione delle qualità umanizzanti dell'assistenza sanitaria e nel cambiamento degli stili di vita. Non a caso, finalmente, la maggior parte delle prestazioni psicologiche sono inserite nei nuovi LEA, che Stato e Regioni dovranno garantire a tutti i cittadini.
La valorizzazione delle competenze psicologiche all'interno del sistema sanità è quindi non solo opportuna ma necessaria.
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