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La rivista Impronte nasce nel 2000 per iniziativa di un gruppo di psicologi di diversa formazione e orientamento teorico, operanti in Abruzzo. Lo scopo principale era ed è quello di riunire in un’unica rivista punti di vista molto differenti tra loro, contrariamente a quanto avviene di solito tra gli psicologi – più bravi a dividersi e coltivare il proprio orticello, che a confrontarsi. A questo proposito il primo numero riportava in copertina l’epigrafe: “Guardare in questa pagine per non vedere soltanto se stessi”.

La rivista è organizzata intorno a numeri tematici (per esempio, separazione e perdita, la violenza, l’illusione, la nostalgia, il silenzio, l’autorità, ecc.) che ogni autore può interpretare e sviluppare a proprio modo, senza particolari vincoli di impostazione. Impronte si rivolge in particolare alle nuove generazioni di psicologi come strumento di informazione e formazione e come ambito in cui mettersi eventualmente alla prova in veste di autori.

Fino al 2011 Impronte è uscita in versione cartacea; questo comportava, oltre a costi notevoli, forti limiti alla sua diffusione fuori dal territorio regionale. Si è perciò deciso di passare alla versione on line. Oggi la rivista raggiunge un numero crescente di lettori e accoglie anche contributi provenienti da fuori regione.

La bambina silenziosa e l’Orco Rosa. Analisi Rorschach di una vittima di pedofilia femminile

La bambina silenziosa e l’Orco Rosa. Analisi Rorschach di una vittima di pedofilia femminile

No… l’Orco è nero, è l’uomo nero, di sicuro il papà, lo zio, l’amico di famiglia. Si avvicina di notte, nel silenzio. Non esiste un orco rosa!

Nessuna “definizione” data alla pedofilia contempla la possibilità che il pedofilo possa essere una donna (Petrone,2010), nessuna lascia il dubbio, nessuna si conclude con una domanda.

L’idea di donna è associata a quella di maternità e, di conseguenza, alla dolcezza e alla protezione. E’ assurdo che una donna, una mamma, possa essere attratta sessualmente da un bambino: è un paradosso, forse un’eccezione, una notizia mai ascoltata al tg, ma che le nostre orecchie siano tristemente sconvolte o meno, è realtà.

Segreti con i denti

Utilizzo le parole di Cummings per indagare la linea sottilissima che divide il segreto della vita dal segreto, ben più pericoloso, della morte.  Eppure nello stesso modo potrei affermare che ogni segreto nasce, anche al cospetto della morte, per mantener

Utilizzo le parole di Cummings per indagare la linea sottilissima che divide il segreto della vita dal segreto, ben più pericoloso, della morte. Eppure nello stesso modo potrei affermare che ogni segreto nasce, anche al cospetto della morte, per mantenerci in vita. Si tratta, a mio avviso, di uno dei migliori compromessi possibili con la realtà, quando essa, ad esempio, risulti inaccettabile esigendo nello stesso tempo di essere conservata./p>

Amare e sparire: la violenza dell’amore

Amare e sparire: la violenza dell’amore

In una vetrinetta dello studio dove lui conserva i ricordi, si intravvedono un paio di guanti bianchi a fiorellini rosa. Pablo l’aveva incontrata al bar Deux- Magots. Rimase colpito da quella brunetta, seduta ad un tavolino mentre si sfilava i guanti bianchi a fiorellini rosa e faceva uno strano gioco. Con un coltellino affilato colpiva velocemente tra un dito e l’altro della mano senza fermarsi neanche a vedere se si fosse ferita. Vestita di nero, le unghie laccate di un rosso acceso, lei si arrese senza resistere a quel giovanotto dallo sguardo penetrante col ciuffo sulla fronte. Lei non sapeva che lui trattava le donne o da dee o da pezze da piedi. La sofferenza scatenata in lui dalla guerra civile spagnola lo aveva devastato./p>

L’importanza della relazione: considerazioni sul film “Basta Guardare il Cielo”

L’importanza della relazione: considerazioni sul film “Basta Guardare il Cielo”

Trama: Basta guardare il cielo è film del 1998, tratto dal romanzo omonimo di Rodman Philbrick, racconta la storia di due ragazzi che traendo ispirazione dalle avventure di Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, intraprendono un viaggio alla scoperta dell’amicizia. I due ragazzi sono Kevin e Max, il primo è esile, basso con una patologia degenerativa importante, ma con una intelligenza fuori dal comune, il secondo è alto e grosso, classificato a scuola come lento nell’apprendimento. Kevin vive con sua madre ed è senza padre, Max vive con i nonni a cui è stato affidato in seguito all’arresto del padre accusato dell’omicidio della moglie, madre di Max. Ciò che li accomuna è l’essere stati da sempre degli esclusi, emarginati e presi di mira dai compagni della scuola.

Il difetto

Il difetto

– Sono stati giorni durissimi, dottore. Troppo duri… Non ce la faccio. L’unico momento di tregua è quando la sera mi rintano sotto le coperte e mi rannicchio… Ho paura. (Silenzio)

– Di cosa ha paura?

– Ho paura di non farcela. Non so stare sola. Ho paura di attaccarmi al primo che passa, di ricaderci un’altra volta. Come devo fare? Mi aiuti, dottore. La donna piange e si soffia forte il naso. L’analista si sente sotto pressione e in conflitto: sa che è meglio darle una mano, ma non tanto da respingere la crisi emotiva. Cosa dire?

– Ora sta cercando di attaccarsi a me. Spero di non essere il primo che passa. La donna ha un sussulto di riso che si confonde col pianto. Il terapeuta è abbastanza soddisfatto del proprio intervento, perché d’istinto ha restituito a Daniela quello che stava avvenendo nella relazione usando le sue parole (“attaccarsi” e “il primo che passa”).

Dal seno al sogno attraverso l’illusione

Dal seno al sogno attraverso l’illusione

“Sognai che eravamo a Londra, nel nostro negozio preferito, dove c’era una scalinata circolare che collegava i vari piani. Correvamo su e giù per queste scale afferrando delle cose qua e là per farne dei regali di Natale ai nostri amici. Ce la spassavamo un mondo, sapendo che, come al solito, avremmo finito per tenere la maggior parte delle cose per noi. Improvvisamente, mi resi conto che Donald era vivo e pensai con sollievo: “Ora non mi dovrò più preoccupare per i biglietti di Natale! Poi stavamo seduti al ristorante, bevendo il caffè del mattino, come al solito (in effetti andavamo sempre a prendere il caffè al bar la mattina del sabato). Stavamo uno di fronte all’altra con i gomiti sul tavolo, quando io lo guardai dritto in faccia e gli dissi: “Donald, c’è qualcosa che dobbiamo dirci, qualche verità che dobbiamo dire. Che cos’è?” Con i suoi occhi azzurrissimi fissi nei miei, disse: “Che questo è un sogno”. Io risposi lentamente: “Ma sì, certo, tu sei morto. Sei morto un anno fa”. Ripeté le mie parole: “Sì, sono morto un anno fa”. Fu con questo sogno di gioco che riuscii a sperimentare la vita e la morte, la sua e la mia, come una realtà” (Winnicott, 1995, p. 26). Clare Winnicott

Il familiare e il perturbante in Funny Games

Il familiare e il perturbante in Funny Games

Ad introdurre il termine perturbante in ambito psicologico fu Jentsch (1906), il quale attribuiva a tale concetto quella reazione che si è soliti provare dinanzi a ciò che è nuovo, insolito, inconsueto. Freud (1919) riprende tale concettualizzazione e tenta di sistematizzarla attraverso le nuove intuizioni che in quel periodo stava sviluppando. All’inizio del suo saggio, il padre della psicoanalisi sottolinea subito la divergenza di pensiero da Jentsch, affermando che “il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare” (p.270), per poi passare in rassegna una disamina filologica del termine “Unheimlich”, termine che in italiano non trova il suo corrispettivo, e le teorizzazioni di Schelling a riguardo.

Il corpo e la casa

Il corpo e la casa

Ad una mostra sullo Yemen (“Nel paese della Regina di Saba” – Roma) in un silenzio ovattato, trasfigurato nelle immagini che ritraggono superbamente il profilo di una cultura affascinante e al contempo inquietante, colgo una frase che introduce gli usi e costumi relativi alla casa e agli ambienti interni. Questa: “Edificate con l’immaginazione il vostro riparo nel deserto prima di costruire una casa dentro le mura di una città… La vostra casa è il vostro corpo ingrandito” (K.Gibran, Il profeta, 1923). Conosco questo testo ma non ricordavo questa frase che mi accende all’istante l’entusiasmo per scrivere qualcosa che al momento mi coinvolge personalmente, la casa, come dimensione dell’abitare, esperienza metafisica dell’esistere, e del problema dell’armonia tra spazio esterno in cui si sceglie o ci si ritrova a vivere e spazio interno che si costruisce a partire dal corpo.
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