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La rivista Impronte nasce nel 2000 per iniziativa di un gruppo di psicologi di diversa formazione e orientamento teorico, operanti in Abruzzo. Lo scopo principale era ed è quello di riunire in un’unica rivista punti di vista molto differenti tra loro, contrariamente a quanto avviene di solito tra gli psicologi – più bravi a dividersi e coltivare il proprio orticello, che a confrontarsi. A questo proposito il primo numero riportava in copertina l’epigrafe: “Guardare in questa pagine per non vedere soltanto se stessi”.

La rivista è organizzata intorno a numeri tematici (per esempio, separazione e perdita, la violenza, l’illusione, la nostalgia, il silenzio, l’autorità, ecc.) che ogni autore può interpretare e sviluppare a proprio modo, senza particolari vincoli di impostazione. Impronte si rivolge in particolare alle nuove generazioni di psicologi come strumento di informazione e formazione e come ambito in cui mettersi eventualmente alla prova in veste di autori.

Fino al 2011 Impronte è uscita in versione cartacea; questo comportava, oltre a costi notevoli, forti limiti alla sua diffusione fuori dal territorio regionale. Si è perciò deciso di passare alla versione on line. Oggi la rivista raggiunge un numero crescente di lettori e accoglie anche contributi provenienti da fuori regione.

Dal seno al sogno attraverso l’illusione

Dal seno al sogno attraverso l’illusione

“Sognai che eravamo a Londra, nel nostro negozio preferito, dove c’era una scalinata circolare che collegava i vari piani. Correvamo su e giù per queste scale afferrando delle cose qua e là per farne dei regali di Natale ai nostri amici. Ce la spassavamo un mondo, sapendo che, come al solito, avremmo finito per tenere la maggior parte delle cose per noi. Improvvisamente, mi resi conto che Donald era vivo e pensai con sollievo: “Ora non mi dovrò più preoccupare per i biglietti di Natale! Poi stavamo seduti al ristorante, bevendo il caffè del mattino, come al solito (in effetti andavamo sempre a prendere il caffè al bar la mattina del sabato). Stavamo uno di fronte all’altra con i gomiti sul tavolo, quando io lo guardai dritto in faccia e gli dissi: “Donald, c’è qualcosa che dobbiamo dirci, qualche verità che dobbiamo dire. Che cos’è?” Con i suoi occhi azzurrissimi fissi nei miei, disse: “Che questo è un sogno”. Io risposi lentamente: “Ma sì, certo, tu sei morto. Sei morto un anno fa”. Ripeté le mie parole: “Sì, sono morto un anno fa”. Fu con questo sogno di gioco che riuscii a sperimentare la vita e la morte, la sua e la mia, come una realtà” (Winnicott, 1995, p. 26). Clare Winnicott

Il familiare e il perturbante in Funny Games

Il familiare e il perturbante in Funny Games

Ad introdurre il termine perturbante in ambito psicologico fu Jentsch (1906), il quale attribuiva a tale concetto quella reazione che si è soliti provare dinanzi a ciò che è nuovo, insolito, inconsueto. Freud (1919) riprende tale concettualizzazione e tenta di sistematizzarla attraverso le nuove intuizioni che in quel periodo stava sviluppando. All’inizio del suo saggio, il padre della psicoanalisi sottolinea subito la divergenza di pensiero da Jentsch, affermando che “il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare” (p.270), per poi passare in rassegna una disamina filologica del termine “Unheimlich”, termine che in italiano non trova il suo corrispettivo, e le teorizzazioni di Schelling a riguardo.

Il corpo e la casa

Il corpo e la casa

Ad una mostra sullo Yemen (“Nel paese della Regina di Saba” – Roma) in un silenzio ovattato, trasfigurato nelle immagini che ritraggono superbamente il profilo di una cultura affascinante e al contempo inquietante, colgo una frase che introduce gli usi e costumi relativi alla casa e agli ambienti interni. Questa: “Edificate con l’immaginazione il vostro riparo nel deserto prima di costruire una casa dentro le mura di una città… La vostra casa è il vostro corpo ingrandito” (K.Gibran, Il profeta, 1923). Conosco questo testo ma non ricordavo questa frase che mi accende all’istante l’entusiasmo per scrivere qualcosa che al momento mi coinvolge personalmente, la casa, come dimensione dell’abitare, esperienza metafisica dell’esistere, e del problema dell’armonia tra spazio esterno in cui si sceglie o ci si ritrova a vivere e spazio interno che si costruisce a partire dal corpo.

Il giocatore

Il giocatore

Il sole si è insinuato tra le nuvole e improvvisamente i raggi hanno fatto irruzione nella stanza, andando a posarsi sul corpo dell’uomo steso sul lettino.

– Ecco, baciato dal sole… Un colpo di fortuna è proprio così: ti tocca quando meno te lo aspetti e ti senti felice come un bambino che ha appena ricevuto un dono inaspettato. Si tenta la sorte per tornare a provare le emozioni dell’infanzia. Questi raggi che mi sono piovuti addosso forse sono il presagio di un evento buono nella mia giornata d’azzardo… Lei non crede a queste cose, vero?

– Cosa preferirebbe che le rispondessi?

– Lei è come un giocatore di poker, abilissimo a non scoprire le sue carte.

– Toccato.

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